Giacomo Bucci alla galleria Il Diaframma 1975

Giacomo Bucci nasce a Parma il 02-04-1949 da genitori della piccola borghesia e a otto anni si sposta a Milano con la famiglia per impegni professionali del padre. Negli anni sessanta frequenta l’Istituto Rizzoli per l’Insegnamento delle Arti Grafiche di Milano per coltivare il suo grande interesse per la fotografia, il disegno grafico e la stampa litografica.

Il periodo all’Istituto Rizzoli è per Bucci molto formativo non solo per l’apprendimento delle attività che lo interessano, ma anche perché può studiare la storia dell’arte che viene insegnata con molto rigore, insieme alle altre materie letterarie e scientifiche.

Nel 1970, con il conseguimento della maturità, Bucci diventa Perito Grafico e, pur lavorando subito a Milano come grafico, si iscrive all’Università Cattolica di Milano che frequenta nelle sessioni serali anche quando fa il militare.

Nel 1975 sposa la donna della sua vita, Sandra Lucianer, che lo ha sostenuto nella sua attività di fotografo e che gli darà tre figli: Cristina, Elisa e Fabio.

L’attività fotografica di Giacomo Bucci abbraccia un decennio, dal ’65 al ’75, ed è caratterizzata dal primo periodo degli anni sessanta quando si esercita prendendo ispirazione dai grandi fotografi dell’epoca come Henri Cartier-Bresson per consolidare la sua preparazione fotografica.

Un grande amore

Nei primi anni settanta Bucci, intendendo realizzare interpretazioni fantastiche della realtà, si dedica alla ricerca di una tecnica fotografica che gli consenta di avvicinarsi il più possibile all’anima del soggetto. Questa ricerca, disseminata di insuccessi e delusioni, lo porta a sperimentare stravolgimenti dei canoni fotografici fino alla trasgressione della regola tecnica più importante della fotografia: la foto deve essere nitida.

Durante questo periodo di fervente produzione fotografica Bucci elabora alcune regole della programmazione del mosso creativo che vengono pubblicate per la prima volta su PHOTO 13 Numero 6 Anno IV Giugno 1973 Pagine 34–39, contribuendo all’affermazione della fotografia movimentista.

Comincia così il grande amore di Bucci per la fotografia intesa come produzione di fotografie fantastiche che nulla hanno da invidiare alla pittura vera e propria, compreso l’unicità dell’opera. Bucci infatti fotografa solo con la pellicola diapositiva che, pur consentendo riproduzioni e stampe, rimane in se tessa esemplare unico e originale.

La professione

Giacomo Bucci raggiunge la piena maturità di fotografo negli anni settanta quando cerca con passione di valorizzare la sua fotografia movimentista nel tentativo di farla diventare a tutti gli effetti anche la sua professione.

A Milano aderisce al gruppo “Dimensione” di Lanfranco Colombo con i fotografi Franco Fontana, Paolo Politeo Zenoni, Stefano Valabrega, Mario Samarughi, Umberto Campi, Antonio Migliori e Fabio Donato.

Negli anni dal ‘74 al ‘76 si reca a Londra per tentare la carriera professionale di fotografo ma la rivista Vogue, come altre agenzie di pubblicità contattate, non ritengono di poter utilizzare il suo stile fotografico troppo “mosso”. Bucci però declina l’invito a fare fotografie commerciali, anche molto remunerative, per rimanere fedele alla sua fotografia mossa.

Nonostante le pubblicazioni e le mostre ottenute a Milano e a Londra lo incoraggino a proseguire, Bucci decide di abbandonare la fotografia in modo totale e irreversibile, quasi per sancire la distanza da quel grande amore che non può cogliere perché non gli viene corrisposto: la sua fotografia movimentista riconosciuta come vera e propria forma d’arte.

La rinuncia

Nel 1976 lascia definitivamente Londra per ritornare a Milano, conseguire la laurea in Economia all’Università Cattolica e avviare una carriera nel mondo del lavoro che gli consentirà di soddisfare le esigenze di una famiglia numerosa.

Comincia per Giacomo Bucci un lungo e difficile periodo di rifiuto psicologico nei confronti della fotografia, intesa sia come interesse culturale che, ancor più, come produzione fotografica. La sua Nikon F nera diventa solo un cimelio storico.

Unica parentesi rimane l’invito di Lanfranco Colombo a partecipare nel 1993 alla celebrazione del 25° anniversario dell’attività della galleria “Il Diaframma”.

Il ritorno

L’amore per la fotografia ritorna però ad interrogare Giacomo Bucci nel 2018 quando la serenità senile gli consente finalmente di affrontare i suoi problemi psicologici con la fotografia, da cui si era allontanato volontariamente quarantatre anni prima, e accettare una nuova sfida: la fotografia digitale … ma sempre movimentista.