La luce, il tempo e la danza

Dippold, personaggio dell’Antologia di Spoon River, era un ottico che offriva ai suoi clienti lenti speciali.
Queste lenti, invece di rendere più chiara la realtà restituendone un’immagine fedele, l’alteravano in modo creativo, permettendo ad ognuno di reinventarla a modo suo.
Dippold non proponeva occhiali ma visioni magiche.
Dippold indicava ai suoi clienti, immersi in una grigia e prosaica quotidianità, una nuova strada, quella della fantasia.

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Era quasi sera

Sono arrivata al mosso diversi anni fa e solo per caso.

Era quasi sera, c’era poca luce, quindi ho impostato un tempo lungo ed ho tentato, senza troppa convinzione, di scattare una foto ad alcuni fiori, sapendo già che l’avrei eliminata .

E’ venuta più mossa di quanto temessi e stavo già per cancellarla quando, osservandola meglio, mi sono detta che non era poi così male. Sembravano fiori trasportati dalla corrente.

Presa dall’entusiasmo, ho continuato a scattare finché c’è stata luce e ne sono uscite nuvole, cascate, girandole di fiori ..

Come se avessi guardato attraverso le lenti di Dippold, avevo scoperto un mondo straordinario, fatto di fantasia, imprevisto, sogno: il mondo del mosso fotografico.

In questa dimensione, la fotocamera non si limita a riprodurre la realtà ma la trasforma, la stravolge, la dipinge, la ricrea, la sfuma, la scompone, suggerisce il movimento.

Istanti perfetti e sfuggenti

A mano a mano che mi addentravo in questa tecnica, aiutata anche dal digitale che permette di effettuare innumerevoli scatti di prova, mi accorgevo che il termine generico di “mosso” comprende vari tipi di immagine perché, a seconda del movimento che si applica alla macchina, si ottengono risultati molto diversi.

Uno spostamento morbido può suggerire il movimento
Uno spostamento a scatti scompone il soggetto 
Un movimento rotatorio crea vortici misteriosi e inquietanti
Un particolare movimento in orizzontale crea un effetto pittorico
Il movimento della macchina seguito o preceduto da uno stop mantiene la visione del soggetto all’interno del mosso

Occorre anche sottolineare che non c’è nulla di più sfuggente di questa tecnica perché i movimenti della fotocamera non sono mai uguali a sé stessi. Al contrario, possono essere infinitamente vari, con risultati altrettanto vari e, in parte, imprevedibili.

Scrittura di luce

A volte il mosso arriva a creare realtà che non esistono, immagini decisamente astratte, veri e propri “fantasmi”, sempre grazie ad un lavoro a tre: la luce, il tempo e la danza di una fotocamera.

Ed ecco nascere una dimensione onirica ed irreale, in cui prendono forma, disegnati da movimenti intenzionali:

Fiore

Tramonto

Paesaggio

Danza

Farfalla

Scala

Vortice

Vela

Tappeto volante

Fantasma

Falce di luna

Sentiero

Trottola

Onda

Stella

Ventaglio

Sipario

Big Bang

Nel caso di queste particolari immagini il cui punto di partenza non è un soggetto ben definito ma un’impercettibile fonte di luce naturale, appare decisamente appropriato il termine “fotografia”, cioè “scrittura di luce” in quanto il fotografo, muovendo la macchina come un pennello intinto nella luce, dipinge forme che non esistono nella realtà.

La poesia dello sguardo

Pur continuando a realizzare scatti “normali”, non ho più abbandonato il mosso perché è una dimensione fotografica del tutto speciale in cui la fotocamera, usata in modo non convenzionale, come le lenti di Dippold, riesce a dare immagini sorprendenti, fantastiche e, soprattutto, uniche ed irripetibili.

Certo, il mosso creativo sconvolge quella che è la caratteristica principale della fotografia e cioè la rappresentazione fedele della realtà. Ma è anche vero che fermarsi a questa caratteristica potrebbe essere limitativo e precludere nuove strade e nuovi orizzonti .
E invece la fotografia (intesa come scatto unico e non come post produzione) è un’arte e, come tale, non deve avere nessuna limitazione di tipo tecnico se si desidera che le immagini ottenute non siano una fotocopia della realtà ma esprimano quella che Mario Giacomelli definiva “la poesia dello sguardo”.

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Nel 1971 il personaggio di Dippold l’ottico, creato da Edgar Lee Masters, venne ripreso da Fabrizio de André nella sua trasposizione musicale dell Antologia di Spoon River: “Non al denaro, non all’amore, al cielo”.
Anche nella stupenda versione di De André, Dippold l’ottico continua a regalare ai suoi clienti sogni e fantasia, prescrivendo a tutti le sue lenti speciali “affinchè le pupille abituate a copiare, inventino i mondi sui quali guardare” (da Un Ottico di F. de André)

Commenti

Stupenda la raccolta “Scrittura di luce”. Chiaro esempio di equilibrio tra la rigorosa programmazione del mosso e l’imprevedibilità della fantasia creativa.
Complimenti Franca IV

Giacomo