Giacomo Bucci
artista del movimento e dell’anima delle cose
CONCEPT CURATORIALE, POSIZIONAMENTO E EDITING DELLE OPERE
a cura di Loredana De Pace

Giacomo Bucci costruisce da decenni una ricerca molto coerente attorno a un’idea centrale: la fotografia non ha il compito di rappresentare il reale, non deve limitarsi a una mera registrazione di ciò che l’occhio vede attraverso il mirino. Infatti, la fotografia per Bucci è un atto trasformativo, un’esperienza che pone in estrema connessione chi fotografa con ciò che viene fotografato, fino a individuare nello scatto “l’anima del soggetto”, che sia un luogo, un oggetto o un essere umano. Quella di Bucci è un’esperienza emotiva, visionaria in cui il tempo e la connessione che si crea grazie ad esso sono gli elementi fondamentali.

È una sorta di storia d’amore con ciò che fotografa, e Bucci non si ferma fino a quando l’amore non sboccia, fino a quando non incontra il senso profondo del protagonista delle sue immagini.

Sebbene vi sia stata una lunga pausa nel suo fare fotografico, l’amore di Bucci per la fotografia è rimasto immutato e la sostanza del suo modo di fotografare non è cambiata, sia pure con le dovute variazioni del caso, specie di tipo tecnologico. Dall’analogico – la diapositiva pastosa e piena di materia – passa a un digitale che però conserva (nei limiti del mezzo diverso) la sua natura materica, grazie allo scorrere del tempo che ora si fissa sul sensore.
Nel corso del suo vissuto con la fotografia ha sviluppato interesse per specifiche tematiche che ha approfondito con dedizione. Eccole riassunte:

fotografia astratta movimentista

IL MOVIMENTO COME LINGUAGGIO ESPRESSIVO

Il nucleo del suo lavoro è il cosiddetto:
• “fotografia movimentista”,
• “fotodinamismo contemporaneo” anche conosciuto come ICM (Intentional Camera Movement).

Bucci usa intenzionalmente il mosso della macchina fotografica per:
• trasfigurare il reale,
• stratificare il tempo,
• creare una relazione con il suo soggetto fino a individuarne il suo genius loci.

Il movimento serve a “cogliere l’anima della materia” e a “strappare dall’oblio del tempo alcuni preziosi frammenti di vita” che riconosce e con cui entra in relazione.

RAPPORTO TRA LA FOTOGRAFIA DI GIACOMO BUCCI E IL FUTURISMO

Bucci si colloca esplicitamente nella continuità di:
• Futurismo,
• Fotodinamismo dei fratelli Bragaglia.

Come per gli autori da cui il suo retaggio culturale, anche Bucci compie una ricerca sulla percezione dinamica. Tuttavia, sebbene da tutti gli scritti pubblicati sul suo sito sia evidente la connessione con questi due momenti storici della fotografia, con la sua personalità, Bucci si sposta altrove per discostarsi in primis dall’orientamento politico a cui era allineato il Futurismo, e si dirige altrove anche rispetto ad Anton Giulio Bragaglia, per risultati e per tecnica. Tanto che una delle sezioni principali in cui ho raccolto le sue opere è stata intitolata “Io non sono Bragaglia”.

È quindi innegabile che la sua fotografia dialoghi con la storia della fotografia di autori come Anton Giulio Bragaglia, Étienne Jules Marey o Eadweard Muybridge, e con il concetto futurista di dinamismo, ma non in modo nostalgico o filologico. Piuttosto Bucci trasforma quelle intuizioni straordinarie e avanguardistiche, benché connesse al loro tempo, in una pratica contemporanea digitale e cromatica.

foto mossa milano corso como 2020 0066b

DEMATERIALIZZAZIONE DEL REALE

Una tematica costante e predominante nel suo lavoro è la perdita della forma stabile, ossia della materialità delle cose così come la realtà ci abitua a vederla sin da piccoli: strutturata, stabile, spesso immutabile. Bucci cambia le regole del gioco. Sa bene che dentro la materia tutto è vivo, ed è quindi proprio quella vita che cerca, si fa accogliere da essa e poi fotografa.

Per tali ragioni, le sue immagini dissolvono i contorni, trascinano luce e colore verso nuove forme, frammentano lo spazio e rendono instabile – ma profondamente vera – la materia visiva.

Da qui il carattere onirico, metafisico, a volte anche astratto e surreale del carattere insito nelle sue immagini. La fotografia perde il suo valore descrittivo per assumere quello di percezione, memoria, nuova sostanza della materia (anima) dei soggetti ripresi.

IL TEMPO COME MATERIA FOTOGRAFICA

Nel lavoro di Giacomo Bucci, da sempre il tempo è fondamentale. Il primo tempo fotografico vissuto con la fotografia analogica dall’autore in gioventù, il tempo della pausa, dell’allontanamento volontario dalla fotografia come atto di rinuncia a un progetto non realizzato, di separazione volontaria, ma anche – e soprattutto – il tempo maturo del ritorno, del ripristino del dialogo che non ha mai mancato di avere le giuste parole.

Il mosso intenzionale di Bucci trasforma il tempo dall’attimo decisivo bressoniano in un lungo incontro, una traccia temporale complessa che si addensa in un’unica immagine. Ciò ne fa una fotografia molto diversa dalla street photography intesa in senso classico o dal reportage. Le metamorfosi di luce e forme la rendono una conversazione intenzionale con le forme, con la complicità del tempo, non solo si trasformano, ma prendono pieghe, direzioni e nuove forme altrettanto intenzionali. Va da sé che le città fotografate – Milano, la sua Mantova, Londra – ossia i luoghi del cuore, sono interpretati quindi restituiti con un’atmosfera palpabile fatta di memoria emotiva. Le sue città diventano apparizioni, i suoi notturni si trasformano in fantasmi luminosi, i paesaggi di montagna, luoghi interiori.

Fotografie astratte Giacomo Bucci 2018-0008b

FOTOGRAFIA E TEORIA

Giacomo Bucci riflette anche molto sulla teoria che soggiace alle sue scelte fotografiche. Scrive, riflette, scrive di nuovo e lascia documenti – si veda il già citato sito – ulteriore attestazione dell’originalità della sua opera che viene da lontano, il rapporto tra analogico e digitale, l’evoluzione coerente del suo linguaggio che si rinnova nel tempo, ma sempre mantenendo solide basi teoriche radicate nel passato della fotografia. Bucci quindi, oltre a essere un fotografo, è anche un teorico della fotografia, perché documenta accuratamente la propria pratica attraverso riflessioni scritte e prassi che lascia in eredità ai posteri.

LA SUA ESTETICA, IN SINTESI

Abbiamo quindi parlato di Futurismo, Pittorialismo astratto inscritti in un ambito di fotografia sperimentale, a volte astratta, altre più vicine alla realtà, sempre inserita in una certa sensibilità metafisica italiana. Le grandi tematiche di Bucci sono il movimento, il rapporto fra i tempi della fotografia (concentrazione, contemplazione, scoperta, sinergia col soggetto, riconoscimento e solo alle fine scatto); la trasformazione del reale inevitabilmente prodotta da quanto descritto una riga sopra; la memoria visiva che forma un baule dei ricordi, un’eredità teorico-pratica per i posteri; la smaterializzazione della forma data dalla assoluta volontà di creare una relazione autentica col soggetto; la fotografia come esperienza emotiva, immersiva in tutte le sue fasi; il dialogo attualizzato, quindi necessariamente contemporaneo con le origini della fotografia movimentista, dal Futurismo ai Bragaglia in poi.

La sua fotografia cerca di “trasformare il mondo” da ciò che è visibile a ciò che deriva da un’osservazione e da una percezione interiore.

Fotografia surrealista Giacomo Bucci

NUOVE SEZIONI

Detto ciò mi è risultato naturale ordinare le sue opere in cartelle che definiscono Giacomo Bucci per chi è stato, per chi è oggi e per chi resterà in futuro attraverso le sue immagini. Le cartelle prendono il nome di:
Io non sono Bragaglia, fotografia movimentista top quality dell’autore;
L’originale, che richiama il concetto di matrice cioè la fonte da cui l’immagine viene generata o riprodotta;
Upside down – Au contraire, immagini che mostrano un preciso movimento di Bucci eseguito durante gli scatti e che attivano l’immaginazione, la fantasia, aiutandoci a leggere il mondo da un altro punto di vista;
Astrazioni, sezione dedicata per l’appunto ai lavori di Bucci in cui, pur partendo dalla realtà questa si sfalda e si trasforma definitivamente in altro, aprendoci anche qui i cancelli della fantasia verso la libera interpretazione;
SulReale, come dicevamo in precedenza, la componente metafisico-surreale è assolutamente presente nelle migliori immagini di Bucci, perché ci conducono altrove, pur restando “Sul-reale” sopra, dentro il reale che resta riconoscibile.
Human Being, i meravigliosi esseri umani, ma sempre interpretati alla maniera di Bucci, nella loro molteplicità che rispecchia perfettamente la natura umana pirandelliana dell’uno, nessuno e centomila.
ICM intentional camera movement, infine è la macro-area in cui sono raccolti tutti quei movimenti intenzionali tipici dell’approccio bucciano.

Trattandosi di una filosofia continuativa, può capitare che alcune immagini intreccino i propri significati con più di una macro-tematica, e così sia! Bucci non ha mai separato la materia dal pensiero, dalla teoria dalla fotografia. Perché mai dovrebbe cominciare adesso?

Nel mondo contemporaneo di comunicare, la fotografia ha scelto diverse strade per esprimersi, alcune similari a quelle di Bucci, anche se lontane dal tempo dell’avanguardia in cui inizialmente si è espresso lui. Ciò vuol dire per Bucci, una necessaria continua tensione all’aggiornamento dei suoi significati, sia pure nella coerenza della tecnica e del pensiero. Per la fotografia, una possibilità in più di accogliere un autore che ha saputo parlare un certo idioma della fotografia quando questo stava ancora costruendo la sua grammatica. L’invito che faccio come curatrice, è duplice: al mondo di riconoscere il valore di uno sperimentatore avanguardista, a Bucci la volontà di guardarsi intorno sempre, per scoprire affinità col linguaggio attuale della fotografia e superarsi, ancora una volta, con una nuova sperimentazione.

Fotografia espressionista astratta
Giacomo Bucci Duomo di Milano
Foto oscura - Giacomo Bucci intentional camera movement 2022

SVILUPPI FUTURI: FRONTE RETRO

A seguito dell’ultimo incontro con Giacomo Bucci, l’autore mi ha mostrato alcuni scatti relativi a un progetto nuovo, un importante upgrade del suo lavoro migliore – a mio avviso – ossia quello relativo a Uspide down. Questi sviluppi sono il naturale proseguimento, l’evoluzione del progetto di una vita di Giacomo Bucci alla ricerca dell’interpretazione della materia che non è solo istante, ma un insieme di istanti da osservare e trasformare in immagini.
Stavolta Bucci si colloca al centro dello spazio scenico e fotografa la scena che ha di fronte e quella che ha alle spalle. Simultaneamente e senza togliere il dito dal pulsante della fotocamera. Per farlo, dopo tre anni di ragionamenti e tentativi, ora sa che deve individuare scene che possono amalgamarsi, dialogare. Situazioni essenziali, sintetiche, con luci e texture differenti, che previsualizza insieme e poi con un movimento veloce fotografa, prima frontalmente, poi voltandosi, muovendo velocemente la fotocamera verso il basso, arriva alle sue spalle e, quindi, completa lo scatto. Tutto in pochi secondi, tutto contemporaneamente. Ecco perché Fronte Retro.
Luci e texture diverse, tanta capacità di previsualizzazione e capacità di sintesi sono le coordinate per riuscire nell’intento. In più, è auspicabile che il luogo sia riconoscibile perché il fruitore distingue il reale e poi ha modo di perdersi alla ricerca delle tante scene fermate in una sola fotografia.